martedì 11 ottobre 2022

Ricordi: le stranezze dell'informatica.

Ricordi: le stranezze dell'informatica.
Nel 1994, dopo un tirocinio personale su libri e macchine acquistate, manuali e costose riviste del settore che dal 1982 ho accumulato e approfondito fino all'ultima lettera, ho iniziato la mia carriera di tecnico informatico in IBM, a Potenza. Li' mi occupavo di riparare, aggiornare, installare e diagnosticare computer IBM della serie PS/2, e di tenermi aggiornato con i manuali (circa 20-30 chili al mese!) che arrivavano da IBM SEMEA (Sud Europa-Medio Oriente e Africa), con sede a Milano. Essendo macchine molto longeve e robuste, quando arrivavano in riparazione trovavo all'interno ogni sorta di immondizie, polvere, liquidi versati e altro. Questo era prevalentemente il motivo dei vari guasti. Una vicenda mi e' capitata che non ha spiegazioni se non la mia deduzione. Ebbene mi portano questa macchina, modello piccolo che funzionava da terminale, con la spiegazione che si avviava ma non partiva nessuna applicazione. Sporadicamente non partiva nemmeno. Pulisco l'interno che per la verita' non era molto sporco, controllo l'hardware, faccio test e diagnostica per il disco che vista l'anzianita' del prodotto e' il primo componente ad andarsene. Nulla. La macchina era sana e brillante nella risposta. La tenni un giorno in prova e poi riconsegnai. La rimontai dov'era, ed essendo venerdi' non la usarono subito. Mi richiamarono di prima mattina il lunedi' successivo perche' il pc non parti'. La recuperai, la posai sul tavolo di prova e... funzionava perfettamente! Tornai dal cliente e lo rimontai, ma non parti'. Mi venne un'idea. La montai in un altra postazione e funziono' perfettamente, e il computer che ho smontato lo spostai nella vecchia postazione. Tutto funzionante. Per scrupolo rifeci lo scambio e non funzionava. Decidemmo cosi' di rimetterli scambiati. In pratica quel computer si rifiutava di stare in quell'angolo di studio. Deduco che una *concentrazione elettromagnetica* si e' formata in quell'angolo di ufficio e riusciva a disturbare quella macchina in particolare. Misteri dell'elettronica!
*nota: E' noto che gli ambienti di lavoro, ma anche le abitazioni hanno punti di concentrazione elettromagnetica, a volte percepibile da animali e in qualche caso da umani. Influisce soprattutto sull'elettronica.

giovedì 2 giugno 2022

Ricordi: BOLERO.

 Ricordi: BOLERO.


Ogni tanto mi piace "scarrellare" tra i ricordi di un mio passato, e spesso inciampo -anche sul web- in un brano che evoca in me un ricordo della fine degli anni 80, il Bolero di Maurice Ravel. Un brano che ho amato sin dalla prima volta che l'ho sentito, e che poi e' diventato un piccolo successo per me, le mie sorelle e colei che poi a breve divento' mia cognata. Ebbene, spesso incontravamo il circo di mia cognata, facendo itinerari diversi ma all'incirca nelle stesse zone. Decidemmo percio' di trascorrere il Natale e le sue festivita' assieme, due circhi fusi in uun unico spettacolo. Serviva pero' della coreografia, specie per il numero di mangiafuoco e rettili. Si misero d'accordo le mie sorelle e mia cognata per inventare un balletto, ma non avevano idea di quale base usare, e di come ballarla. Mi chiesero infatti se avessi qualche consiglio, e se potessi aiutarle. Numero esotico, rettili... mi venne spontaneo Bolero. E' una trascinante, ossessiva e ricorsiva serie di note in crescendo, orientaleggiante e piacevole (per me capolavoro), musica che poteva adattarsi a dei costumi da bajadera, quindi orientali. Impiegai 3 giorni (il tempo che avevamo a disposizione prima di debuttare), a sincronizzare le ragazze in un armonioso ballo di introduzione. Al debutto applausi e standing ovation, che fecero non solo emozionare le ragazze, ma fecero piangere anche me. Mi ero scoperto coreografo semplicemente aiutandole. Da allora questo pezzo di vita emerge appena c'e' un accenno al Bolero. Grazie Ravel per questo magnifico pezzo.

sabato 7 maggio 2022

Terremoto del Friuli

l campanile di una vecchia chiesa accanto al circo suono' dopo tantissimi anni, in provincia di Vicenza, dove ci preparavamo per lo spettacolo. Eravamo in una grande e pesante roulotte, ma sembrava che qualcuno con enorme forza prendesse il timone e lo alzasse e abbassasse con violenza piu' volte. cademmo tutti, e con terrore ci fiondammo fuori per vedere i danni, la gente che aspettava lo spettacolo... Ebbene, qualcuno era si' uscito, ma solo perche' non credeva al suono di quella campana che fino a quel giorno muta da sempre. Per il resto non sentirono nulla, il circo piantato sull'erba di un campo era messo su una faglia diversa della roulotte, per cui erano tranquilli. L'indomani con la luce si accorsero di crepe e danni subiti. Anche il campanile aveva una crepa verticale che lo apri' in due. Fu il primo terremoto vissuto di prima persona. E lo ricordo bene!

venerdì 8 aprile 2022

Ricordi: La prima diagnosi.







Avendo da anni molti disturbi di allergie, ho sempre avuto a che fare con dottori.
1996, un weekend di quando ero impiegato in IBM a Potenza, partii per attraversare la Puglia in pieno giugno attraversando terreni in cui stavano trebbiando, con un vento soffocante. Finestrini aperti e canottiera. Arrivato dai miei, mamma di chiese cosa avessi fatto, notando dei puntini rossi per tutto il mio busto. Spiegai il fatto e lei mi misuro' la temperatura. 39,5° e un senso di nausea mi fecero crollare al punto che chiamarono un dottore. Dopo alcune punture tornai a Potenza e mi ricoverai un mese in reparto infettivi. Indagini e consulti hanno fatto decidere i due dottori gemelli dell'ospedale di suggerire un approfondimento a Bari, perche' se i loro sospetti erano fondati avrei avuto bisogno di molto aiuto... Allarmato anche dal fatto che avevo sangue anche nello sperma, andai a Bari, dove in 20 giorni mi hanno rivoltato come un calzino. Ho fatto almeno due esami diversi ogni giorno, e dove ero ricoverato io, nel padiglione di reumatologia, il reparto era di camere di uomini e di donne alternate nel corridoio. Sapendo che affrontavo ogni esame possibile e che dopo sarebbe toccato ad altri, gli stessi venivano vicino per chiedere se facesse male o se fosse lungo. Un giorno feci una biopsia renale e come di consueto chiesi come si svolgesse. Per superare il timore di un brutto male, prendevo le cose sdrammatizzando e quindi posso dire che mi sono divertito, e spiego perche'. Al momento della biopsia, in preparazione, chiesi incuriosito cosa fosse lo strumento che somigliava ad una pistola molto sottile. Rispose il chirurgo che in effetti era soprannominata "colt", ed era lo strumento per la biopsia. Fatta (sono stato uno dei primi nel mio reparto, 24 ore immobile a letto e poi in corridoio a parlare con altri. Ogni volta che facevo un esame poco conosciuto ad altri venivano vicino per sapere come fosse stato. Spiego la preparazione e vedo che con apprensione si allungano per ascoltare i fatti. Allora incalzo: "Ti preparano, anestesia locale, poi senti arrivare il chirurgo. Lo senti dagli speroni e vedi l'ombra del cappello da cowboy, prende la colt e ZAC! Fatto!" Meta' degli astanti si mise a ridere, altri mi mandarono a quel paese. Successe anche un altro episodio, proprio nella mia stanza. Il mio vicino di branda, che aveva una milza piu' che doppia e stava per scoppiare (doveva essere operato), una mattina, mentre facevamo colazione all'arrivo del dottore chiese cosa ci fosse da fare quel giorno. Il dottore rispose: "Oggi facciamo un bel test di Romberg (per l'atassia)". Lui, che era seduto a fianco a me che ero di spalle al dottore, con gli occhi subito mi fece una sguardo interrogativo per capire se fosse doloroso. Presi la palla al balzo e parte la bastardata... Mi metto una mano in faccia e abbasso la testa, per poi rialzarla e vedere il pallore cadaverico dell'amico. Il dottore che vide la scena scoppio' in una risata e poi: "PERELLI!" e ridendo con le lacrime agli occhi "non si preoccupi e non dia retta a Perelli, e' un semplice esame medico indolore!" Ogni giorno di quei venti trascorsi li' dentro e' passato cercando di ridere, sdrammatizzare per non pensare al peggio. Verso la fine di quel periodo il dottor Carucci (Allievo del prof. Pipitone, luminare di reumatologia e tra i pochi al mondo allora a studiare il lupus) mi prese in un angolo del corridoio e mi disse: "Perelli, hai avuto un culo cosi'! Tempo qualche giorno e avresti perso i reni." E fu cosi' che inizio' il mio iter sanitario. Circa 4 anni dopo la ricaduta, ma di quella ne ho gia' parlato a lungo, con i suoi 5 mesi di ricovero. Un consiglio per chi si trovasse in situazioni del genere e' quello di non arrendersi, di reagire e lasciare che i fatti si svolgano passo passo. Solo cosi' sono riuscito (anche con un sorriso), a tirare la carretta finora. E non intendo fermarmi!

lunedì 24 gennaio 2022

RICORDI: Un proverbio che ha segnato la mia vita.


"Impara l'arte e mettila da parte", recita un proverbio che e' stato un mio meme sin da piccolo. Ho sempre avuto -come la definiva Bertoldo, personaggio di Giulio Cesare Croce- la "curiosaggine", la fame di sapere e imparare come si fanno le cose. Questo mi riporta alla mia adolescenza, ai motori e alle riparazioni. A conti fatti tutti i mestieri che ho fatto li ho fatti imparando da solo, rubando nozioni e spesso chiedendo al meccanico o al carrozziere di turno come si facesse la tal cosa. Cambiando spesso paesi con il mio circo, a volte trovavo persone compiacenti e a volte meravigliate dell'interesse che ponevo, adolescente, nell'imparare a fare certe cose, e mi spiegavano volentieri. Ecco, questo know how mi ha dato sempre da mangiare, nel senso che non ho mai avuto grandi ostacoli nel campo lavorativo. Meccanico, carrozziere, elettrauto, verniciatore, saldatore, cuoco, elettricista, tecnico informatico, per dire alcune mansioni che ho svolto. Tutte autodidattiche, tutte fatte con gran soddisfazione e passione. I miei curriculum erano quasi vuoti, poche referenze per via che ho solo la terza media, e la maggior parte dei lavori li ho fatti in casa, al circo. Mi manca non aver potuto proseguire i miei studi, mi avrebbero portato a conoscere altre bellissime cose, ma d'altronde molte di quelle fatte non le avrei mai svolte. Mi piace ogni tanto ricordare le singole situazioni in cui ho avuto successo nella tal cosa e mi scalda il cuore, mi gonfia il petto di orgoglio. Posso dire di essere soddisfatto di cio' che sono e che conosco. Perche' questo discorso? Perche' mi fa piacere condividere con voi quei momenti piacevoli della mia vita.
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mercoledì 28 luglio 2021

venerdì 2 luglio 2021

Ricordi: Un tarlo che ad oggi non ha soluzione.

 Era il lontano (ormai) 1980. Avevo da un paio di mesi rotto coi miei e conosciuto la sera stessa la di poi madre di mio figlio. Nel circo in cui lavoravo avevo il compito di portare la piccola 126 in giro per il paese con la registrazione di invito allo spettacolo. Chi registrava l'invito e' una figlia adottiva della direzione, 5-6 anni piu' grande di me, bellissima, alta. Era la donna da capelli di acciaio, attrazione dello spettacolo, avendo dei foltissimi capelli corvini spessi e riccioluti. Spesso ci dilungavamo nell'ascoltare i Pooh, suo complesso preferito, di cui aveva tutti gli album e che custodiva gelosamente. Essendo che erano di sottofondo all'invito, attendevo che preparasse la cassetta per partire. L'ho sempre vista come amica, fuori dalla mia portata sia come altezza che come elevazione sociale. Un giorno pero' mi disse che voleva farmi compagnia e monto' in auto con me. Arrivati al limite del paese mi disse di accostare perche' voleva parlarmi. Mi comincio' a dire se fossi sicuro nella relazione che ho iniziato, se ci avessi pensato bene. Sono sempre stato una persona fedele, monogama. Una volta che prendo una strada, nel bene o nel male la perseguo fino in fondo. Le spiegai che era successo, che mi sono trovato bene malgrado la differenza di anni, e che dopotutto non era una cattiva persona (scoprii anni dopo invece tutt'altro). Ripartimmo e finimmo il giro di pubblicita'. Li' per li' per me era un amica che mi mettesse in guardia sulle mie decisioni e null'altro. Poi, invece, col passare degli anni, mi scorre sempre davanti quell'episodio e un tarlo affiora nella mente: e se si stava proponendo? Se quello era un tentativo di avance molto velata nei miei confronti? Non ho mai saputo ne' penso sapro' cosa intendesse. Mi e' rimasta comunque nel cuore soprattutto come amica. So che per molti passo per coglione, ma tendo a riflettere molto sul mio passato, dove ero molto impulsivo ed istintivo, ma tardo a capire i sottintesi. Chissa', magari un giorno...

martedì 29 giugno 2021

Primi amori



" Lei lo guardo' in segno di sfida, lui attese.
Aspettava il momento prepuzio..."

lunedì 1 marzo 2021

Ricordi: Nonna Modestina.

 Ricordi: nonna Modestina.

Per 4 o 5 estati, sin da quando avevo 3 anni, mia zia (sorella di mio padre), mi portava a casa sua in piemonte, nelle campagne astigiane. Dato che non poteva avere figli, chiese a mio padre di potermi avere per un mesetto d'estate, visto che asili e scuole in quel periodo sono chiusi. Essendo io sempre stato un bambino tranquillo, acconsenti'. La zia e lo zio lavoravano tantissimo, lei era parrucchiera, mentre lui agente SIAE, direttore di orchestra della banda comunale e musicista di un suo gruppo di liscio, che allora era a livello di Casadei. I genitori di zio erano separati, il padre viveva in un casolare sulla collina che si affacciava sul paese, e tutta la terra attorno fino a valle era piena di suoi noccioleti. Era un nostalgico del fascismo, fatto a modo suo e con fare brusco come ogni contadino di quegli anni, e ogni domemica, aperta la finestra che guardava il paese verso la chiesa, metteva il grammofono e suonava Faccetta nera e altri noti brani su 78 giri pesantissimi di bachelite. Sotto il letto aveva la cassa da morto, e sosteneva che non avrebbe chiesto ne' lasciato nulla a nessuno, essendo incazzato col mondo, ma soprattutto con i preti. Nonna modestina, la moglie, era una donna energica quanto minuta, lavoratrice e attiva malgrado l'eta'. Stufa di vessazioni del marito si rifugiò dal figlio anni prima. I miei ricordi sono la sua conserva di pomodoro spalmata sul pane che mi faceva sempre a merenda, meglio di qualunque marmellata, la turca (il "wc" esterno in mezzo al cortile chiuso tra assi di legno), e la premura che aveva per me. Un giorno giocavo nel selciato della cascina in cui vivevano, mi avvertì che c'erano delle bottiglie e di non toccarle. Mi attirò una bottiglia di coca cola piccola particolarmente decorata. Cadde e si ruppe, ed io allungando una mano per prenderla mi tagliai un pollice profondamente sul polpastrello. Nonna Modestina corse come sentì il vetro rompersi, e mi trovò sanguinante. Si fiondo’ a prendere una bacinella di acqua e mi spinse la mano strizzando il pollice che a questo punto mi faceva più male del taglio. Quel segno ce l'ho ancora, e ogni volta che lo vedo il ricordo affiora come fosse attuale, vivido nella mia mente. Nonna Modestina era molto attaccata alla vita, tanto che, a 104 anni, morì 3 volte e resuscitò 2. La prima volta, in una stanza di casa adibita a camera ardente, gli addetti avevano chiuso lo zinco e stavano per chiudere il coperchio quando sentirono bussare dall'interno. Trafelati aprirono subito la bara e lei si mise seduta dicendo che le mancava il fiato. Mesi dopo morì la seconda volta, e gli addetti della volta precedente rifiutarono il servizio. Anche questa volta si alzò seduta di improvviso, facendo svenire gli addetti che stavano prendendo il coperchio di zinco. Pochi giorni dopo, però, lei stessa disse "questa volta vi dico addio", e se ne andò addormentandosi. La dolcezza di quella donna, pur non essendo direttamente parente mi e’ rimasta dentro, il suo “da fare” che aveva sempre fino all’ultimo e il suo esprimersi a bassa voce e con reverenza sempre denotava una vita non facile con un marito autoritario e manesco. Ciao Nonna Modestina!

sabato 23 gennaio 2021

Ciao Pa'

 Ed e' arrivata la fine del tuo ciclo vitale, sono triste ma non riesco a versare nemmeno una lacrima. Questo non perche' ce l'abbia con te, ma perche' la mia vita con te e' stata principalmente un inferno. Non ti ho mai odiato ne' mancato di rispetto anche se ne avrei di ragioni per averlo fatto. Una grande mancanza verso noi fratelli, non solo a me e' stato il non lasciare mai provare agli altri fare, costruire, dirigere le cose. La tua gelosia professionale, la tua dittatorialita' sulla famiglia, ma soprattutto la tua violenza non solo verbale verso tutti, principalmente mamma, hanno fatto di te un uomo qualunque nella mia mente, e ora un 90enne smarrito che si e' spento nel peggiore dei modi, lontano da tutto e tutti, consumato da un virus maledetto che non ti ha perdonato. Ho sempre voluto un gran bene alla famiglia, e anche quando ho preso la mia strada cercavo nei weekend di raggiungervi per qualche ora. Ma anche li, ho saputo di recente, il tuo zampino, e non mi spiego perche'. Mi hai lasciato , la vigilia di Natale, fuori paese ad aspettare che arrivassi per dirmi che i miei fratelli non mi volevano li. E invece tu non hai voluto ed hai reso complice mamma, che con le lacrime mi ha dato gli auguri. Un cane bastonato, ecco come mi sono sentito piu' volte, quella volta che mi hai chiesto in prestito i mei scarponi da clown che mi hai dato, costati due duri giorni di lavoro a saldare e dopo pochi mesi me li vedo indossati da un amico, regalo tuo... E ancora piu' indietro nel tempo, adolescente, pensavi che fossi finocchio (grazie alla mia immane timidezza), e mi hai spinto nel letto una tua donnina che poi mi ha fatto fuggire con lei... E quell'altra, dove in un impeto di rabbia mi hai sferrato un cazzotto sulla mandibola lasciandomi intontito e dolorante per giorni. Non era la prima volta, tuo fratello ti riferi' che non voleva mosconi vicina a sua figlia, e quando arrivasti a casa (ubriaco), mi sferrasti un calcio da dietro tanto forte che le palle mi arrivarono in gola... Ma la piu' grossa e' stata quella che, a causa del tuo bere, ti sfogo' in rabbia contro un dipendente del circo e urlavi in pista. Io per calmarti ti ho strattonato alle spalle ma sei caduto all'indietro. Al tuo rialzarti con rincorsa mi desti un calcio alla karateka in pieno viso. Era presente un vigile che prontamente mi isso' da terra e mi chiese se volessi denunciarlo. Risposi che sei mio padre, e lui ti ammanetto' portandoti in guardina una notte, in modo da smaltire la sbornia. Dalla vergogna io cercavo di evitarti, ma passati alcuni giorni mi prendesti davanti a mia madre e mi dicesti di andarmene, facendo in modo che anche mia madre, tra le lacrime, lo dicesse. E basta, il mio sfogo per una vita di soprusi, ostacoli, botte, insulti, offese e' finito. Non ti voglio ne' ti ho mai voluto male, e questo non l'hai mai capito. Ciao papa', ne parleremo di la'. E forse ci chiariremo meglio.